Descrizione
La paucifolia ha poche foglie grigie, larghe alla base, che formano una piccola rosetta compatta. È molto resistente alla siccità.
Da dove viene
Vive in Centro America e in Messico, in zone con una netta separazione tra stagione secca e stagione delle piogge.
Dove metterla
La cosa più importante è la luce: tienila il più vicino possibile a una finestra luminosa. In una stanza lontana dalla finestra la pianta rallenta, non consuma l’acqua e rischia di marcire.
Anche i colori dipendono dalla luce: i rossi e i rosa più intensi della fioritura si sviluppano solo con un’ottima illuminazione, cosa che in casa non è facile ottenere.
Come bagnarla
Immergila completamente in acqua per 5-10 minuti: in estate ogni 7-10 giorni, in inverno dirada a una volta ogni 15-20 giorni. Dopo ogni bagno estraila, scuotila e capovolgila perché non resti acqua tra le foglie, lasciala asciugare e rimettila al suo posto. «Poca acqua» non vuol dire bagnarla appena: vuol dire bagni completi, ma più distanziati nel tempo. Può trattenere acqua alla base: falla sgocciolare a testa in giù.
Da chi queste piante le coltiva ogni giorno: bagnala per immersione, non a spruzzo. Immergila 5-10 minuti, poi falla sgocciolare. Così assorbe tutta l’acqua che le serve e il calcare del rubinetto non è un problema.
Concime
Risponde bene alle fertirrigazioni: ogni 4-6 settimane aggiungi all’acqua del bagno un concime specifico a 1/3-1/4 della dose indicata sulla confezione.
Fioritura e crescita
L’infiorescenza è bassa, rosata e poco intensa, con fiori viola a tubetto. Come tutte le tillandsie è monocarpica: ogni rosetta fiorisce una sola volta. Dopo la fioritura emette uno, al massimo due germogli.
All’aperto
In bella stagione tutte le tillandsie possono stare all’aperto, e ne traggono beneficio: più luce e più movimento d’aria le fanno vivere bene. La cura però cambia a seconda di dove le metti. Il posto ideale è sotto un albero in giardino: lì prende la pioggia e, nelle mezze stagioni, viene bagnata quasi da sé dalla rugiada del mattino e dall’umidità che sale dal terreno, tanto che in primavera e in autunno si arrangia praticamente da sola. In più, l’acqua piovana che scende lungo le foglie e i rami dell’albero si arricchisce di sostanza organica e arriva alla pianta come una concimazione naturale. Diverso è se la pianta sta riparata sotto un gazebo o una tettoia, magari su pavimento di cemento: lì riceve molta meno umidità naturale. E in ogni caso, nei periodi secchi d’estate, quando non piove per settimane con temperature alte, va bagnata anche lei, approfittando di quando annaffi le altre piante o il prato.
Attenzione a un errore comune: evita di addossarla alla parete esterna di casa. D’estate il muro accumula calore, con temperature di 30-35 °C, e lo rilascia di notte, seccando moltissimo le tillandsie che gli stanno a ridosso. Meglio una posizione più libera e ventilata, lontana dalle murature.
Quando le notti si rinfrescano, riportala in casa.
Testi tratti dal libro «Tillandsia» di Roberto e Paolo Michieli

